Il mio cane, R. Guarnieri, L. Martini

Io e il mio mondo Parole chiave: filastrocca, descrizione - animali, guai Il mio cane Rossana Guarnieri, Luciana Martini, L’omino delle filastrocche, AMZ Il mio cane ha un nome strano: l’ho chiamato Dirindano. L’occhio è grande, scuro e tondo ed ha il pelo fitto e biondo. Ha le zampe un poco storte con le unghie corte corte, corto è pure il suo codino come quello di un mastino. E le orecchie? Lunghe e dritte come due patate fritte. Quanto al naso è tutto nero e dei denti suoi va fiero. Il carattere, lo ammetto, è tutt’altro che perfetto. Dirindano è un pasticcione, litigioso ed arruffone. Proprio ieri si è azzuffato con un gran boxer tigrato e ha picchiato a tutto spiano un pacioso cane alano. Mangia solo carne scelta e la butta giù alla svelta poi mi guarda, il capo in su, come a dir: non ce n’è più? Ha sbranato le mie calze e un vestito tutto a balze, le babbucce della mamma, quelle nuove, color panna. In giardino ha poi scavato una buca in mezzo al prato ed il gatto della zia l’ha costretto a fuggir via. Io, però non mi lamento, come lui ne vorrei cento. Cento cagnolini biondi con gli occhioni scuri e tondi con le zampe un poco storte e le unghie molto corte con cui correr per il mondo in allegro girotondo. Pacioso è una persona o un animale dall’aspetto calmo e tranquillo. Le babbucce sono delle pantofole. Comprendo Sottolinea in rosso le parole che descrivono l’aspetto fisico di Dirindano. Segui l’esempio. Ora sottolinea in blu le parole che descrivono il carattere di Dirindano. Segui l’esempio. Quando vuoi descrivere una persona o un animale puoi presentare il suo carattere, oltre al suo aspetto fisico. Comprendo Tra i guai che Dirindano ha combinato, ne manca uno. Aggiungilo tu. 1. Ha sbranato le calze del bambino. 2. Ha sbranato un vestito. 3. Ha sbranato le babbucce della mamma. 4. 5. Ha fatto fuggire il gatto della zia. Adesso numera i disegni con i guai di Dirindano.

Io e il mio mondo  Parole chiave: filastrocca, descrizione - animali, guai

Il mio cane

Rossana Guarnieri, Luciana Martini, L’omino delle filastrocche, AMZ

Il mio cane ha un nome strano:

l’ho chiamato Dirindano.

L’occhio è grande, scuro e tondo

ed ha il pelo fitto e biondo.

Ha le zampe un poco storte

con le unghie corte corte,

corto è pure il suo codino

come quello di un mastino.

E le orecchie? Lunghe e dritte

come due patate fritte.

Quanto al naso è tutto nero

e dei denti suoi va fiero.

Il carattere, lo ammetto,

è tutt’altro che perfetto.

Dirindano è un pasticcione,

litigioso ed arruffone.

Proprio ieri si è azzuffato

con un gran boxer tigrato

e ha picchiato a tutto spiano

un pacioso cane alano.

Mangia solo carne scelta

e la butta giù alla svelta

poi mi guarda, il capo in su,

come a dir: non ce n’è più?

Ha sbranato le mie calze

e un vestito tutto a balze,

le babbucce della mamma,

quelle nuove, color panna.

In giardino ha poi scavato

una buca in mezzo al prato

ed il gatto della zia

l’ha costretto a fuggir via.

Io, però non mi lamento,

come lui ne vorrei cento.

Cento cagnolini biondi

con gli occhioni scuri e tondi

con le zampe un poco storte

e le unghie molto corte

con cui correr per il mondo

in allegro girotondo.

Comprendo

 Tra i guai che Dirindano ha combinato, ne manca uno. Aggiungilo tu.

1. Ha sbranato le calze del bambino.

2. Ha sbranato un vestito.

3. Ha sbranato le babbucce della mamma.

4.  

5. Ha fatto fuggire il gatto della zia.

 Adesso numera i disegni con i guai di Dirindano.