Storie in un fiato, R. Piumini

Il Racconto fantastico - la leggenda Parole chiave: giorni della settimana, nomi, lingue Roberto Piumini, Storie in un fiato, Einaudi Ragazzi Tantissimo tempo fa i giorni non avevano un nome: si chiamavano tutti “Giorno”. Che confusione! Allora il re Arcinosco incaricò lo scienziato Boccadoro di dare un nome diverso a ciascun giorno della settimana. Boccadoro cominciò a pensare. Prima ebbe l’idea di dare ai giorni i nomi dei suoi fratelli e delle sue sorelle, che, guarda caso, erano sette, e si chiamavano Carmonio, Cipolla, Spaccona, Pilotò, Zuppacchio, Marmiossa e Limitino. Ma quando fece le prove, ecco quello che si sentì dire: – Zuppacchio sono andato a casa e mi hanno detto che Marmiossa o Cipolla bisogna tosare le pecore. Non gli piaceva. “Potrei dare ai giorni i nomi dei frutti!” pensò, e fece le prove: – Mela non vado al mare come Mirtillo, ma spero che Ciliegia il tempo sarà migliore. Sembrava tutto una marmellata. Il povero Boccadoro pensava, pensava dalla mattina alla sera, e provò con i nomi degli animali, dei colori, delle erbe, delle pietre: ma nessuna soluzione gli sembrava ragionevole. Ogni tanto Arcinosco lo faceva chiamare. – Allora, Boccadoro, come si chiamano i giorni? – Sto pensando, mio re. – Me l’hai detto anche Giorno, e Giorno, e Giorno, che stavi pensando! – protestò il re una volta. – Se Giorno non avrai trovato dei buoni nomi, ti farò tagliare la testa! Il povero Boccadoro restò sveglio tutta la notte a pensare, ma non gli veniva nessuna buona idea. Verso l’alba, triste e rassegnato, alzò la faccia al cielo, e disse: – Voglio dare un’ultima occhiata lassù prima di perdere la mia povera testa… E proprio allora, cosa vide? Vide le stelle, vide la luna, vide i pianeti, che conosceva così bene, e all’improvviso un’idea gli attraversò la testa, come una cometa velocissima. – Chiamerò i giorni come la Luna e il Sole, e i pianeti! – disse. Quando il re lo mandò a chiamare, e gli chiese se avesse trovato la soluzione, Boccadoro disse: – Maestà: un giorno si chiamerà Lunedì, come la Luna. Un altro Martedì, come Marte. Uno Mercoledì, come Mercurio. Un altro Giovedì, come Giove. Un altro Venerdì, come Venere, e un altro Saturdì, come Saturno. E l’ultimo si chiamerà Soledì. – Mi piacciono questi nomi! – disse Arcinosco, e la testa di Boccadoro fu salva, e da quel giorno i giorni si chiamarono così. Ma qualcuno dirà: – Saturdì, Soledì: che nomi sono? Dimenticavo, quel regno antico era al Nord, dove ora sta l’Inghilterra: chi non crede a quei nomi, può andare lassù, e li troverà. Comprendo Quale titolo potrebbe avere questa leggenda? Scrivilo nel riquadro rosso sopra il testo. Scopro le parole A quali giorni della settimana corrispondono Saturdì e Soledì? Come si chiamano questi giorni in inglese? Adesso hai capito perché si chiamano così. Scrivo Inventa una leggenda per spiegare qualcosa. 1. Scegli un fatto che vuoi spiegare fra questi esempi: perché cani e gatti non vanno d’accordo; perché la giraffa ha il collo lungo; perché i papaveri sono rossi; oppure un altro a tuo piacere: perché 2. Completa la traccia sul quaderno. Inizio: presenta l’elemento di cui scriverai la storia com’era prima di diventare com’è adesso. Inizia con parole che trasportano in un tempo lontano (per esempio: Tanto tempo fa…). Svolgimento: racconta con ordine e collega bene i fatti. Conclusione: spiega com’è adesso l’elemento di cui hai narrato la leggenda; descrivi le sue nuove caratteristiche (Da quel giorno…).

Il Racconto fantastico - la leggenda
Parole chiave: giorni della settimana, nomi, lingue

 

Roberto Piumini, Storie in un fiato, Einaudi Ragazzi

Tantissimo tempo fa i giorni non avevano un nome: si chiamavano tutti “Giorno”. Che confusione! Allora il re Arcinosco incaricò lo scienziato Boccadoro di dare un nome diverso a ciascun giorno della settimana.

Boccadoro cominciò a pensare. Prima ebbe l’idea di dare ai giorni i nomi dei suoi fratelli e delle sue sorelle, che, guarda caso, erano sette, e si chiamavano Carmonio, Cipolla, Spaccona, Pilotò, Zuppacchio, Marmiossa e Limitino. Ma quando fece le prove, ecco quello che si sentì dire:

– Zuppacchio sono andato a casa e mi hanno detto che Marmiossa o Cipolla bisogna tosare le pecore.

Non gli piaceva. “Potrei dare ai giorni i nomi dei frutti!” pensò, e fece le prove: – Mela non vado al mare come Mirtillo, ma spero che Ciliegia il tempo sarà migliore.

Sembrava tutto una marmellata.

Il povero Boccadoro pensava, pensava dalla mattina alla sera, e provò con i nomi degli animali, dei colori, delle erbe, delle pietre: ma nessuna soluzione gli sembrava ragionevole.

Ogni tanto Arcinosco lo faceva chiamare.

– Allora, Boccadoro, come si chiamano i giorni?

– Sto pensando, mio re.

– Me l’hai detto anche Giorno, e Giorno, e Giorno, che stavi pensando! – protestò il re una volta. – Se Giorno non avrai trovato dei buoni nomi, ti farò tagliare la testa!

Il povero Boccadoro restò sveglio tutta la notte a pensare, ma non gli veniva nessuna buona idea. Verso l’alba, triste e rassegnato, alzò la faccia al cielo, e disse: – Voglio dare un’ultima occhiata lassù prima di perdere la mia povera testa…

E proprio allora, cosa vide?

Vide le stelle, vide la luna, vide i pianeti, che conosceva così bene, e all’improvviso un’idea gli attraversò la testa, come una cometa velocissima.

– Chiamerò i giorni come la Luna e il Sole, e i pianeti! – disse.

Quando il re lo mandò a chiamare, e gli chiese se avesse trovato la soluzione, Boccadoro disse: – Maestà: un giorno si chiamerà Lunedì, come la Luna. Un altro Martedì, come Marte. Uno Mercoledì, come Mercurio. Un altro Giovedì, come Giove. Un altro Venerdì, come Venere, e un altro Saturdì, come Saturno. E l’ultimo si chiamerà Soledì.

– Mi piacciono questi nomi! – disse Arcinosco, e la testa di Boccadoro fu salva, e da quel giorno i giorni si chiamarono così.

Ma qualcuno dirà: – Saturdì, Soledì: che nomi sono?

Dimenticavo, quel regno antico era al Nord, dove ora sta l’Inghilterra: chi non crede a quei nomi, può andare lassù, e li troverà.

Scrivo

 Inventa una leggenda per spiegare qualcosa.

1. Scegli un fatto che vuoi spiegare fra questi esempi:

  perché cani e gatti non vanno d’accordo;

  perché la giraffa ha il collo lungo;

  perché i papaveri sono rossi;

oppure un altro a tuo piacere: perché

 

 

 

2. Completa la traccia sul quaderno.

Inizio: presenta l’elemento di cui scriverai la storia com’era prima di diventare com’è adesso. Inizia con parole che trasportano in un tempo lontano (per esempio: Tanto tempo fa…).

Svolgimento: racconta con ordine e collega bene i fatti.

Conclusione: spiega com’è adesso l’elemento di cui hai narrato la leggenda; descrivi le sue nuove caratteristiche (Da quel giorno…).