In gara per il campetto, S. Vecchini

Il racconto realistico Parole chiave: racconto in prima persona - scuola, gioco, maschi e femmine Educazione all’affettività In gara per il campetto Silvia Vecchini, Maschi contro femmine, Mondadori Ogni settimana, nella scuola elementare di Giovanni, si tiene una gara per decidere chi può utilizzare il campetto. Questa settimana hanno vinto le femmine. Non posso guardare. Ora si metteranno a giocare a pallavolo, a un due tre stella oppure faranno finta di essere qualche personaggio dei cartoni tipo delle fatine o giù di lì. Che barba i giochi delle femmine! Noi avremmo giocato a calcio. Oppure a fulmine, che è quando ti rincorri e devi imprigionare l’altro. O a chi fa in meno tempo il giro del campetto. A un certo punto però arriva Zoe con qualcosa sottobraccio. In un primo momento tutte la guardano con estrema diffidenza, quasi facendo finta di non vederla. Poi Zoe lancia in aria uno strano oggetto che disegna una bellissima parabola. Corre a recuperarlo e torna tenendolo alto, come una bandiera. Tutte la chiamano, entusiaste. Vogliono provarlo. – Ma che ha in mano? – chiede Giulio. – Chi? – ribatte Marco, intento a guardarsi i lacci delle scarpe. – Zoe, che cosa ha in mano? – ripete Giulio, alzandosi in piedi. Mi tiro su anch’io per capirci qualcosa. È una cosa ovale con una coda. Le femmine si mettono in cerchio, poi formano due righe distanti una decina di metri l’una dall’altra, quindi Zoe lancia quell’aggeggio che scocca via come una freccia e sibila nell’aria. – Forte! – mi scappa di dire. Marco, Giulio, io e gli altri maschi stiamo tutti col naso all’insù. Vola come un missile spaziale, ruota, taglia l’aria e zac!, Aurora corre e lo riacchiappa al volo con enorme soddisfazione. – Mio cugino ne ha uno uguale! – esclama. Ora tocca a lei: Aurora carica il lancio portando indietro il braccio e poi, rapida, lo fa scattare in avanti. Il missile riparte, non bene come nel lancio di Zoe, ma è comunque un bel tiro. Sto ancora a guardare il missile che gira quando Marco avanza pestando i piedi fino al campetto. Si pianta in mezzo alle femmine. – Non vale! – grida. Le femmine si bloccano, il missile cade a terra. – Cosa c’è? – chiede Zoe, correndo da Marco. – Non è da femmine! – Cosa? – Questo gioco – risponde Marco. – Perché? – Perché… perché non è quello che fanno sempre le femmine. Hai capito con quale attrezzo giocano le bambine del racconto? Si chiama Vortex. Puoi vedere il Vortex raffigurato nel disegno qui sotto. Sottolinea nel testo le parole che descrivono come è fatto e come si utilizza. Comprendo Metti in ordine i fatti del racconto. Numerali da 1 a 7. Zoe entra nel campetto con qualcosa sottobraccio. Tutte le bambine si mettono a giocare col gioco portato da Zoe. Zoe lancia un oggetto in aria e corre a recuperarlo. Il bambino che racconta è arrabbiato perché nel campetto giocheranno le femmine. I maschi guardano incuriositi il gioco delle femmine. Marco invade il campetto. Marco dice a Zoe che il gioco che stanno facendo non è un “gioco da femmine”.

Il racconto realistico  Parole chiave: racconto in prima persona - scuola, gioco, maschi e femmine

Educazione all’affettività

In gara per il campetto

Silvia Vecchini, Maschi contro femmine, Mondadori

Ogni settimana, nella scuola elementare di Giovanni, si tiene una gara per decidere chi può utilizzare il campetto. Questa settimana hanno vinto le femmine.

Non posso guardare. Ora si metteranno a giocare a pallavolo, a un due tre stella oppure faranno finta di essere qualche personaggio dei cartoni tipo delle fatine o giù di lì. Che barba i giochi delle femmine!

Noi avremmo giocato a calcio. Oppure a fulmine, che è quando ti rincorri e devi imprigionare l’altro. O a chi fa in meno tempo il giro del campetto.

A un certo punto però arriva Zoe con qualcosa sottobraccio. In un primo momento tutte la guardano con estrema diffidenza, quasi facendo finta di non vederla. Poi Zoe lancia in aria uno strano oggetto che disegna una bellissima parabola. Corre a recuperarlo e torna tenendolo alto, come una bandiera.

Tutte la chiamano, entusiaste. Vogliono provarlo.

– Ma che ha in mano? – chiede Giulio.

– Chi? – ribatte Marco, intento a guardarsi i lacci delle scarpe.

– Zoe, che cosa ha in mano? – ripete Giulio, alzandosi in piedi.

Mi tiro su anch’io per capirci qualcosa. È una cosa ovale con una coda.

Le femmine si mettono in cerchio, poi formano due righe distanti una decina di metri l’una dall’altra, quindi Zoe lancia quell’aggeggio che scocca via come una freccia e sibila nell’aria.

– Forte! – mi scappa di dire.

Marco, Giulio, io e gli altri maschi stiamo tutti col naso all’insù.

Vola come un missile spaziale, ruota, taglia l’aria e zac!, Aurora corre e lo riacchiappa al volo con enorme soddisfazione.

– Mio cugino ne ha uno uguale! – esclama.

Ora tocca a lei: Aurora carica il lancio portando indietro il braccio e poi, rapida, lo fa scattare in avanti. Il missile riparte, non bene come nel lancio di Zoe, ma è comunque un bel tiro.

Sto ancora a guardare il missile che gira quando Marco avanza pestando i piedi fino al campetto. Si pianta in mezzo alle femmine.

– Non vale! – grida.

Le femmine si bloccano, il missile cade a terra.

– Cosa c’è? – chiede Zoe, correndo da Marco.

– Non è da femmine!

– Cosa?

– Questo gioco – risponde Marco.

– Perché?

– Perché… perché non è quello che fanno sempre le femmine.